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Psicologa Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Psicoanalitica - Esperta nel trattamento dei Disturbi Alimentari

Forme di anoressia precoce

Bimbo attaccato al seno I disturbi alimentari nell’infanzia possono essere letti come risposte sintomatiche che vanno al cuore dei legami affettivi fra il bambino e la madre, o con le figure che si prendono cura del piccolo. Possiamo incontrare dei quadri transitori nei quali osserviamo fasi di inappetenza o di voracità, o quadri di maggiore gravità che assumono i tratti di veri e propri disturbi alimentari.

La clinica recente mostra infatti l’esistenza di svariate forme di anoressia precoce (diagnosticabili solo a seguito dell’esclusione di cause mediche generali che motivino il rifiuto e l’inappetenza del bambino).

Bernard Brusset (psichiatra e psicoanalista) nel suo testo “L’anoressia mentale del bambino e dell’adolescente” del 1992 sottolinea l’importanza di differenziare tra diverse tipologie di anoressia mentale: l’anoressia da svezzamento, la pseudo-anoressia o “anoressia fantasma”, l’anoressia da inerzia e l’anoressia da opposizione.

Anoressia da svezzamento

Durante il periodo dello svezzamento si introduce necessariamente una separazione tra la madre e il bambino che implica una rottura della diade, della relazione simbiotica fra i due attori. Questo evento naturale può essere molto faticoso per entrambi i componenti della coppia in quanto, lo svezzamento segna una delle primissime perdite importante con cui il neonato si confronta ed è possibile che questi reagisca con diverse modalità, a seconda del suo carattere. Può mostrarsi triste, arrabbiato, impaurito, smarrito, perso, può iniziare a rifiutare il cibo o diventare inappetente, proprio in questa delicata fase in cui vi è il passaggio dal latte a cibi con una maggiore consistenza che lo confrontano con sensazioni profondamente differenti.
La pratica clinica mette in evidenza un’ansia importante delle madri che si trovano confrontate con questa problematica che le porta a mettere in campo ogni sorta di strategie volte a far mangiare, controvoglia, il piccolo che, paradossalmente, si nutre senza alcuna difficoltà con altri membri della famiglia. Il monitoraggio da parte del pediatra può rivelarsi un utile strumento volto a rassicurare la neomamma circa lo stato di salute del neonato.

Pseudo anoressia o “anoressia fantasma”

Questa tipologia di disturbo esiste esclusivamente nella mente dei genitori i quali non riescono bene a rendersi conto delle effettive necessità del loro piccolo. Questi sono costante preoccupati che il figlio non mangi abbastanza e non riescono a tenere in considerazione che questi, anche se molto piccolo, è soggetto, come gli adulti, a variazioni fisiologiche dell’appetito, preferisce dei cibi e non altri e riconosce spontaneamente quando è sazio. In queste tipologie di quadri il bambino gode di buona salute, ma, nonostante questo, i suoi genitori continuano a vivere nell’ansia, convinti che il piccolo soffra di anoressia.

L’anoressia da inerzia e l’anoressia da opposizione sottolineano due diversi atteggiamenti del bambino, da un lato incontriamo la perdita dell’appetito e una minore spinta vitale, dall’altro ci troviamo dinnanzi ad un rifiuto vero e proprio del cibo, ad una condotta messa in atto dal piccolo.

Anoressia da inerzia

Il bambino mangia poco e già si sente pieno, appare svogliato e non mette in atto particolari comportamenti che possano far pensare ad un senso di agitazione, risulta sufficientemente calmo e adeguato al contesto.

Anoressia da opposizione

Le preoccupazioni dei genitori, in alcuni casi, possono essere talmente eccessive da indurre il bambino a sviluppare un’anoressia da opposizione, ovvero un tentativo di opporsi ad un’alimentazione sentita come eccessiva. Questo disturbo si caratterizza per diverse modalità messe in atto dal piccolo al fine di sottrarsi all’ingozzamento e quindi possiamo trovarci di fronte ad un neonato che rifiuta la pappa e/o vomita come manifestazioni oppositive ad un troppo.

Effetti sulla relazione madre-bambino nel momento della pappa

La pratica clinica evidenzia come, di fronte a questi episodi di inappetenza e di dimagrimento ponderale, è possibile che una madre si allarmi e diventi estremamente ansiosa e si angosci, in particolar modo nei momenti che precedono e che sono dedicati al pasto. Questi stati di particolare ansia e angoscia legati al mancato aumento ponderale del neonato sono riscontrabili con maggiore frequenza nelle madri di prematuri o di bimbi che, alla nascita, sono stati sul limite fra la vita e la morte. Il neonato facilmente recepirà questi stati emotivi della madre e vivrà con fatica il momento della pappa insieme alla sua mamma, mostrando una preferenza e una maggiore facilità nel mangiare con altri membri della famiglia meno emotivamente coinvolti. È possibile che questo alimenti un senso di sfiducia nelle proprie capacità genitoriali, di smarrimento e di inadeguatezza della giovane mamma che potrà incorrere in episodi di umore deflesso, se non adeguatamente supportata, anzitutto, dal padre del bambino.

Léon Kreisler (pediatra e psicoanalista) nel testo “Trattato di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza” di Lebovici, Diatkine, Soulé del 1990 distingue le anoressie mentali in semplici e complesse in funzione della gravità. Questo autore distingue fra “anoressia comune precoce” che si sviluppa fra la fine del primo semestre di vita e l’inizio del secondo (in concomitanza con lo svezzamento, con malattie o legata all’angoscia dell’estraneo) e “anoressia complessa del primo anno” che si sviluppa all’interno di un’organizzazione psicosomatica profonda innestata nel contesto di un disturbo pervasivo dello sviluppo.

Anoressia mentale semplice

È la forma maggiormente diffusa, caratterizzata da una condotta di rifiuto del cibo isolata, in genere direttamente collegata con un atteggiamento ansioso, oppressivo e inadeguato da parte della madre di fronte al rifiuto del cibo espresso dal figlio. Questo atteggiamento del bambino può essere ascrivibile ad un repentino cambiamento della sua alimentazione, ad una malattia, alla nascita di un fratellino, etc. Generalmente, se la madre riesce a comprendere la relazione esistente fra il suo comportamento e la condotta alimentare del bambino e ad attuare comportamenti differenti, la distensione del rapporto che ne consegue risolve in breve tempo il problema.

Anoressia mentale complessa o grave

Questa ha un inizio simile alla precedente ma il quadro psicopatologico peggiora rapidamente associandosi ad ulteriori disturbi (es. del sonno, delle condotte evacuatorie, del comportamento, della relazione, …). In qualunque modo si provi a modificare il comportamento e l’ambiente circostante il bambino continua la sua condotta rifiutante e mostra un totale disinteresse per il cibo. A volte osserviamo un’importante angoscia pervasiva quando viene proposto del cibo, in particolare quelli sconosciuti, o fobie di diversa natura. Questo quadro clinico può progressivamente arricchirsi e in alcuni casi precipitare fino a portare ad un contesto psicopatologico che può sfociare in situazioni di grave denutrizione e/o disidratazione che possono richiedere misure terapeutiche urgenti e obbligate, quali, ad esempio, il ricovero in ospedale.

Da ultimo, se osserviamo l’atteggiamento messo in atto dal bambino possiamo notare, essenzialmente, due differenti tipologie di anoressie precoci: tipo attivo e tipo passivo. A tal proposito François Ansermet (psicoanalista, professore presso l’Università di Ginevra) nel suo interessante articolo “L’anoressia nel lattante. Oralità e costituzione soggettiva: sconforto del lattante e anoressia precoce” del 2011, evidenzia bene alcune importanti differenze.

Anoressie attive precoci

Sono molto frequenti e si verificano quando il bambino rifiuta il seno voltandosi dalla parte opposta, sposando il cucchiaio che gli viene incontro con la pappa. L’anoressia attiva precoce si configura quindi come un rifiuto alimentare in senso stretto, un rifiuto di ciò che viene dall’Altro. Ne è un esempio l’anoressia da opposizione dove il bambino, che non ha mai presentato problemi con il cibo, inizia a manifestare attivamente la sua ostilità e opposizione (anche attraverso il vomito) nei momenti in cui deve nutrirsi. Il bambino rifiuta quel che gli si offre perché non è questo ciò che desidera. Il piccolo non punta al cibo, ma al segno dell’amore che viene dall’Altro, al desiderio del desiderio dell’Altro.

Anoressie passive precoci

Le anoressie passive sono quelle in cui il bambino è inappetente, dove non vi è un’interazione con il cibo o una spinta verso questo oggetto. Ne è un esempio l’anoressia da inerzia dove il bambino non mostra, in modo eclatante, di rifiutare il cibo o colui che glielo porge, sembra semplicemente non avere appetito e non essere interessato a mangiare. Questa tipologia di anoressia si presenta, in genere, a metà del pasto e può essere intermittente, permanente o limitarsi ad alcuni episodi o cibi.

In alcuni casi il bambino superata autonomamente la fase anoressica tornando a mangiare normalmente, altre volte, invece, attraversa una fase bulimica, di voracità. Questa fase di fame vorace non dura però a lungo e generalmente il bambino è destinato a rimanere di scarso appetito.

Da questo breve inquadramento dei disturbi alimentari in fascia pediatrica risulta quindi importante l’incontro con la figura del pediatra, specialista in grado di rassicurare i genitori sull’effettivo stato di salute del piccolo e con lo psicoterapeuta al fine di prevenire l’insorgenza di un disturbo alimentare vero e proprio.

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