Lo sport per cambiare il mondo e creare speranza: Rio 2016

Rio2016“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo.
Ha il potere di ispirare, di unire le persone in una maniera che pochi di noi possono fare.
Parla ai giovani in un linguaggio che loro capiscono.
Lo sport ha il potere di creare speranza dove c’è disperazione.
È più potente dei governi nel rompere le barriere razziali, è capace di ridere in faccia a tutte le discriminazioni.”
Nelson Mandela

Nella notte italiana fra il 5 e 6 agosto hanno preso il via, nella splendida cornice di Rio de Janeiro in Brasile, i XXXI Giochi Olimpici dell’Era Moderna.

La città brasiliana è diventa la prima sudamericana ad ospitare un’edizione dei Giochi Olimpici Estivi che si protrarranno fino al prossimo 21 agosto.

Gli occhi del mondo sono puntati sulla magia e i colori del Brasile, sui 10.500 atleti provenienti da 206 nazioni che si affronteranno in 28 sport, per un totale di 42 discipline, e cercheranno di coronare con una medaglia anni di duro lavoro.

L’atmosfera che si respira al Villaggio Olimpico è impregnata, anzitutto, di passione ed entusiasmo che albergano nei cuori degli atleti, degli staff tecnici e di tutti i volontari presenti giunti dai cinque continenti.

I Giochi non termineranno però ad agosto perché dal 7 al 18 settembre Rio de Janeiro sarà ancora sotto i riflettori per l’avvio dei XV Giochi Paralimpici.

Queste manifestazioni ci ricordano che lo sport è, primariamente, passione e divertimento. Questo permette di iniziare la pratica e avvicinarsi ad una disciplina. Quando ci si incammina su questa strada però, quando si sceglie di fare della propria passione qualcosa di più tante cose cambiano. Il giovane atleta, ma anche la sua famiglia e i suoi amici iniziano a confrontarsi con grandi sacrifici, con la fatica fisica e mentale, l’impegno costante e la disciplina richieste per l’inseguimento del prossimo traguardo.

Le parole di Nelson Mandela ci permettono di riflettere su un’ulteriore e importante valenza dello sport: quella sociale. In particolare mi soffermerei su due aspetti da lui evidenziati: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo” e “Lo sport ha il potere di creare speranza”. Questi obiettivi sembrano grandi, spropositati, eppure quotidianamente vediamo che questo è possibile già a partire dal campetto dell’oratorio. La pratica sportiva costante cambia le persone e le persone insieme cambiano la loro piccola parte di mondo e quelle piccole parti insieme, alla fine, cambiano veramente il mondo. Basti guardare all’elenco delle nazioni presenti ai Giochi Olimpici. Non vi sono altre occasioni in cui tutte queste bandiere sventolano insieme.

A tal proposito trovo significativo fare alcuni accenni storici che ci riportino indietro, alle prime Olimpiadi che si svolsero nel 776 a.C. ad Olimpia ed erano essenzialmente una manifestazione a carattere locale. Questi Giochi si tenevano una volta ogni quattro anni e il periodo tra le due celebrazioni prese il nome di Olimpiade. Per tutta la durata dei Giochi le guerre in tutta la Grecia venivano sospese e questa tregua era denominata Tregua Olimpica. Da notare che dal 1992 il C.I.O. (Comitato Olimpico Internazionale), in occasione di ogni celebrazione olimpica, domanda ufficialmente alla comunità internazionale (con il concreto supporto dell’ONU) che venga osservata, come da tradizione, la Tregua Olimpica.

È quindi veramente vero che “lo sport ha il potere di creare speranza”? Speranza che vi possa essere una tregua e che questa possa portare uno spazio di parola, di confronto e di negoziazione; speranza che qualcosa possa cambiare e che il soggetto possa essere artefice del proprio futuro; speranza per quel soggetto che, magari a seguito di un incidente, si ritrova su una sedia a rotelle e la vita lo obbliga ad una riorganizzazione generale della sua esistenza, di poter vincere una medaglia olimpica?

Lo psicologo clinico dello sport può risultare uno strumento fondamentale per aiutare i soggetti diversamente abili a fare i conti con la loro nuova condizione fisica e trovare nuove motivazioni per affrontare la quotidianità, ad esempio. Lo sport, in questo senso, è un ottimo alleato che permette alla persona di riscoprirsi e ritrovare la consapevolezza del proprio corpo e delle proprie abilità. La clinica, infatti, ci mostra che non sono infrequenti le storie di persone che hanno superato un evento traumatico della propria vita, che hanno scelto di continuare a lottare, di reinventarsi, di trasformare la loro nuova condizione fisica utilizzando e trasformando le proprie difficoltà in forza e coraggio che li hanno poi portati a diventare grandi atleti paralimpici.

Infine, mi soffermerei a guardare la bandiera olimpica che sventola e all’ombra della quale tutti sfilano durante la cerimonia di apertura e gareggiano. Questa bandiera raffigura cinque cerchi intrecciati su uno sfondo bianco. I cinque anelli sono il simbolo dei cinque continenti e i loro colori sono stati scelti perché presenti nelle bandiere di tutte le nazioni. La loro combinazione è il simbolo di tutti i Paesi. L’intreccio dei cerchi ci rimanda invece all’universalità dello spirito olimpico.