“Aiuto la mia bambina è sparita” ovvero il tempo dell’adolescenza

“I due grandi problemi dell’adolescenza sono: trovarsi un posto nella società e, allo stesso tempo, trovare se stessi”
Bruno Bettelheim

AdolescenzaIl tempo dell’adolescenza è il tempo della costruzione psichica, dell’individualizzazione, è un tempo di cambiamento fondamentale e radicale che inizia, generalmente, attorno ai 14 anni nei maschi e ai 12 nelle femmine con la pubertà. È una fase caratterizzata da grandi sconvolgimenti fisici che i ragazzi, le ragazze e i loro genitori incontrano e con cui devono confrontarsi. Compaiono sul corpo i caratteri sessuali secondari e con essi fenomeni corporei non direttamente controllabili, nuovi e, molte volte, fonte di stupore, di ansia e di vergogna. L’adolescente si confronta con una realtà nuova, non è più un bambino e il suo corpo glielo mostra senza mediazione alcuna. Ora è lui, in prima persona, a doversi gestire, innanzitutto, a dover gestire un corpo in grande e rapida trasformazione, un corpo sperimentato come indomabile, e vissuto, a volte, in maniera traumatica – non è una coincidenza fortuita che il picco dell’insorgenza dei disturbi alimentari si verifichi proprio in questa fascia d’età.

L’immagine riflessa nello specchio cambia radicalmente rispetto a quella dell’infanzia che ormai era familiare all’adolescente e ai suoi genitori. Per di più l’immagine riflessa nello specchio non coincide mai con l’ideale dell’adolescente o con quello presentato nelle pubblicità. Questa mancanza di corrispondenza tra il corpo reale e quello immaginario può portare sofferenza e disagio fino ad un rifiuto parziale o integrale del proprio corpo fino ad arrivare, nei casi più estremi, all’odio nei confronti di questo corpo vissuto come estraneo.

In questo momento i giovani hanno la necessità di testare nuovamente l’altro (i genitori, i nonni, gli insegnanti…) per capire – semplificando enormemente un tema ben più articolato, complesso e sfaccettato – se sono ancora amati nonostante questi cambiamenti, e quindi ritrovare un nuovo senso di unità a seguito di queste trasformazioni fisiche e psichiche.

In questo periodo l’adolescente si trova a fare i conti con due differenti lutti: il lutto rispetto ad un corpo che non è più quello del bambino e la necessità di familiarizzare in tempi rapidi con un nuovo corpo in cui ancora fatica a riconoscersi e che, diversamente da prima, è esposto allo sguardo dell’altro (ad esempio, le ragazze d’estate per strada vengono guardate con sguardi che durante l’infanzia non ricevevano); il lutto connesso alla separazione dall’altro genitoriale, dagli adulti che, fino a quel momento, hanno garantito per lui, l’hanno protetto, guidato e che adesso – sempre in tempi relativamente brevi – diventano oggetto di delusione e di attacco.

La delusione nei confronti dei genitori è legata alla loro de-idealizzazione. Il loro padre non è più “il papà più forte del mondo” dell’infanzia e la madre non è più “la mamma più fantastica dell’universo”, ma passano dall’essere supereroi a persone di cui i figli incontrano anche i limiti, le contraddizioni e le debolezze che strutturalmente caratterizzano ogni essere umano e devono farci i conti, dolorosi conti.

L’adolescente è intimorito da tutto ciò e, contemporaneamente, eccitato nei suoi tentativi di rivendicazione della sua identità soggettiva, indipendente dai genitori.

È questo un tempo di sperimentazione, di invenzione, di costruzione, di incontro con il proprio desiderio, dove l’adolescente non lavora più per rendersi adeguato alle aspettative della madre o del padre, non incarna più la risposta alla domanda/desiderio dei genitori, ma rivendica un’autonomia e cerca la sua personale risposta.

La separazione e il lutto non sono però esclusivamente sul versante del giovane, ma anche su quello degli adulti che si trovano a confrontarsi con situazioni nuove, con il loro bambino che ormai è cresciuto e li chiude fuori dalla porta della sua camera, trasgredisce le regole dettate dalla famiglia, è irrispettoso e rivendica una legge tutta sua. In poco tempo è come se ci trovassimo a casa un estraneo.