Psicologo e nutrizionista: la rete nel trattamento dei disordini alimentari

piano alimentareLo psicologo che segue persone con disordini e/o disturbi del comportamento alimentare può trarre importanti e preziose indicazioni dal lavoro in equipe con un nutrizionista. Questa figura può accompagnare il paziente in una più dettagliata conoscenza del suo corpo e nell’incontro con gli elementi che compongono quel numero che appare sulla bilancia.

La nutrizionista, professionista spesso consultata prima della psicologa, è in grado di notare la particolare modalità del soggetto di rapportarsi al proprio corpo e alla propria immagine corporea e di cogliere quei piccoli messaggi, quei segnali di disagio che potrebbe essere fruttifero interpretare per aumentare il benessere del soggetto e consentirgli di migliorare il rapporto con il proprio corpo.

Vi sono dei disordini alimentari che caratterizzano la vita di ciascuno di noi senza configurarsi come un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità, …), ma che sono, tuttavia, degni di un approfondimento psicologico al fine di comprendere cosa si nasconda dietro a questo disordine che infastidisce il soggetto e lo conduce alla consultazione di una nutrizionista. Un breve approfondimento su questo tema può consentire al soggetto di conoscere meglio alcuni aspetti di sé e far sì che il nuovo regime alimentare al quale si sottopone per aumentare o diminuire la sua massa ponderale sia inserito all’interno della sua storia soggettiva e più semplice da portare avanti, non più come una fatica, ma come uno stile di vita.

La nutrizionista che ha sviluppato una certa sensibilità alla problematica dei disturbi del comportamento alimentare, e collabora in rete con altri professionisti, può configurarsi come una risorsa preziosa in una fase preliminare del lavoro psicologico. Anzitutto può accorgersi, fra i primi, della presenza di difficoltà connesse a questo ambito e a quello dell’immagine corporea, a differenza dei familiari a cui il soggetto tende spesso a celare questo disagio; può magari raccogliere delle confidenze, tutelate dal segreto professionale, del suo paziente; può trovarsi in una posizione privilegiata per fare in modo che si apra una breccia che permetta al paziente di iniziare a soffermarsi e ad interrogare questo sintomo per vedere se si tratta di un sintomo parlante. Alcune pazienti hanno infatti evidenziato come sia stato proprio questo suggerimento inaspettato da parte della loro nutrizionista a dare il via ad una serie di riflessioni che le hanno poi condotte a chiedere un appuntamento per un consulto psicologico.

La nutrizionista attenta al soggetto nella sua complessità non si limita, quindi, a consegnarli il numero restituito dalla bilancia e ad indicargli cosa debba o non mangiare, ma, attraverso i suoi strumenti peculiari, ad esempio l’esame bioimpedenziometrico, è in grado di presentare al soggetto il suo peso e gli articolati elementi che lo compongono e di renderli elementi parlanti.

Puntualizzando, potremmo dire che la nutrizionista aiuta il soggetto a non ridurre tutta la questione ad un semplice numero, mentre la psicologa aiuta il soggetto ad articolare un discorso attorno a quel numero e a ciò che questo significa per lui.


Nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare il lavoro d’equipe fra diverse figure professionali è necessario e fondamentale per una presa in carico globale del soggetto. Si rimanda ad altro articolo sul tema dal titolo “Dentista e psicologo: l’importanza del lavoro di rete nel trattamento dei disturbi alimentari”