Dentista e psicologo: l’importanza del lavoro di rete nel trattamento dei disturbi alimentari

Le persone che soffrono di un disturbo alimentare, come l’anoressia o la bulimia, adottano spesso condotte evacuatorie, per via orale (vomito) ad esempio, al fine di eliminare le calorie ingerite con il pasto. Questo rituale, nei quadri più gravi, si ripete diverse volte al giorno (anche una decina o più) e, a lungo andare, può portare a importanti problematiche dentarie che costringono il soggetto a rivolgersi al dentista per porvi rimedio.

Vomito autoindotto e lesioni dentarie

Una pratica costante e reiterata di questo tipo (vomitare più volte al giorno anche dopo aver bevuto una spremuta) porta, nella maggior parte dei casi, a delle gravi lesioni dentarie in quanto lo smalto che ricopre i denti viene pian piano eroso dai succhi gastrici acidi che risalgono dallo stomaco fino alla bocca. I denti che maggiormente risentono di questo fenomeno erosivo sono quelli anteriori, in particolare viene colpita la parete interna. Risulta quindi importante sottolineare che l’erosione è un fenomeno irreversibile, ma che, quando il soggetto cessa queste pratiche evacuatorie, si arresta e non progredisce (fino a quando queste pratiche non vengono riprese ovviamente). In conseguenza di questa erosione dello smalto i denti diventano più delicati e più facilmente soggetti a carie, rischiano con maggiore frequenza di rompersi e, infine, di cadere. Persino il colore bianco splendente, lucido, dei denti viene meno ed è sostituito da un colore opaco tendente al marrone chiaro, giallo scuro.

La figura del dentista

La sensibilità del dentista diventa fondamentale soprattutto quando ci troviamo di fronte a dei soggetti che soffrono di bulimia, soggetti che, essendo generalmente normopeso e mangiando a tavola senza alcun apparente problema, non carpiscono così rapidamente l’attenzione, come i soggetti anoressici il cui corpo è segno inequivocabile di una sofferenza profonda. Osservando la bocca del paziente è possibile che l’odontoiatra noti delle anomalie afferenti a quelle sopra elencate e possa essere nella posizione, per meglio fare il suo lavoro, di indagare la causa della carenza di smalto o delle frequenti carie.

Il medico dentista che ha sviluppato una certa sensibilità alla problematica dei disturbi del comportamento alimentare, e collabora in rete con altri professionisti, può configurarsi come una risorsa preziosa in una fase preliminare del lavoro psicologico. Anzitutto può accorgersi, fra i primi, della presenza di questa problematica, a differenza dei familiari a cui il soggetto tende spesso a celare questo disagio; può magari raccogliere delle confidenze, tutelate dal segreto professionale, del suo paziente; può trovarsi in una posizione privilegiata per fare in modo che si apra una breccia che permetta al paziente di iniziare ad interrogare questo sintomo invece di agirlo. Alcune pazienti hanno infatti evidenziato come sia stato proprio questo suggerimento inaspettato del loro dentista di fiducia a dare il via ad una serie di riflessioni che le hanno poi condotte a chiedere un appuntamento ad uno psicoterapeuta.


Nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare il lavoro d’equipe fra diverse figure professionali è necessario e fondamentale per una presa in carico globale del soggetto. Si rimanda ad altro articolo sul tema dal titolo “Psicologo e nutrizionista: la rete nel trattamento dei disordini alimentari”