Disturbi alimentari: come si curano. L’approccio psicoanalitico.

Si può guarire dai disturbi alimentari!
La clinica ci mostra, quotidianamente, che è possibile guarire, che i disturbi alimentari si curano e che è possibile uscirne.

In libreria si possono trovare diverse autobiografie di persone che soffrivano di disturbi del comportamento alimentare e che sono guarite dopo un percorso, lungo, articolato e complesso, ma sono guarite. Queste testimonianze valgono cento volte più delle parole di noi clinici o dei libri di psicopatologia.

In quanti soffrono in Italia di disturbi del comportamento alimentare?

Nel 2018 questi disturbi sono in costante e preoccupante aumento. Si stima, per difetto, che in Italia ne soffrano circa 3 milioni: il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini. Le vittime nel 2016 sono state 3.240 (fonte Ministero della Salute).
“Purtroppo il numero dei pazienti non accenna a diminuire” – osserva Laura Dalla Ragione, Psichiatra, Responsabile del Servizio Ambulatoriale Disturbi del Comportamento Alimentare – Umbertide, Usl Umbria 1 – “secondo l’Osservatorio del Ministero della Salute sono più di 3 milioni le persone ammalate. Si è abbassata moltissimo l’età di esordio, si ammalano bambini di 8-10 anni, con conseguenze più gravi. Si sono diffusi anche i Disturbi Selettivi nell’infanzia”.

Come si curano i disturbi alimentari?

Anzitutto è necessario tempo, impegno e pazienza. Non si può pretendere di ottenere “tutto e subito” e sarebbe persino pericoloso ottenerlo (queste persone, spesso, non ricordano nemmeno come sia una vita senza il sintomo) perché ciò che si costruisce frettolosamente, senza la cura opportuna, senza basi solide, è destinato a perire rapidamente. I disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, obesità, binge eating, …) sono gravi patologie psichiche che incidono profondamente sulla persona, sia a livello psichico che fisico e costituiscono modalità differenti di esprimere, con il corpo, un profondo disagio personale che a parole risulta difficile da esternare.

La psicoanalisi e il trattamento di anoressia, bulimia, obesità, binge eating, …

In questo articolo, ma anche in tutto il resto di questo sito, guardiamo ai disturbi alimentari utilizzando come chiave di lettura la psicoanalisi, a partire dalla prospettiva aperta dallo psicoanalista francese Jacques Lacan.
A differenza delle terapie cognitivo comportamentali che mettono in primo piano l’aspetto patologico/disfunzionale del disturbo alimentare, puntando alla normalizzazione del comportamento tenuto dal soggetto nei confronti del cibo e delle idee attorno ad esso, la psicoanalisi si approccia con rispetto al sintomo, interrogandolo, guardando alla sua possibile funzione nella storia di quel determinato soggetto, intendendo il sintomo alimentare come una possibile soluzione, anche se paradossale, messa in atto per far fronte ad un malessere più profondo. A conferma di tale approccio leggiamo nelle parole di Lacan che “è il bambino nutrito con più amore a rifiutare il nutrimento e a orchestrare il suo rifiuto come un desiderio. […] non esige forse che la madre abbia un desiderio fuori di lui, perché è questa la via che gli manca verso il desiderio?” [1].
È possibile quindi notare con facilità la profonda differenza dei due approcci: da un lato il disturbo alimentare come un accidente che capita al soggetto e va estirpato (terapia cognitivo comportamentale), dall’altro il sintomo alimentare come un tentativo, anche se paradossale, di trattamento del disagio che va interrogato e rispettato per puntare a ciò che l’ha causato e lo perpetua (psicoanalisi). L’esito di questa scoperta è la progressiva scomparsa del sintomo.

Quali i risultati della psicoanalisi a lungo termine?

Per rispondere a questa domanda, oltre alla mia personale esperienza clinica, ritengo preziose queste note di Oliver Burkeman nel suo interessante articolo “La rivincita di Freud”: “le differenze più evidenti tra i due metodi (terapia cognitivo comportamentale e psicoanalisi, n.d.a.) emergono un po’ di tempo dopo la fine della terapia. Se si chiede alle persone come stanno subito dopo il trattamento, la terapia cognitivo comportamentale sembra convincente. Ma a distanza di mesi o di anni spesso i benefici sono svaniti, mentre gli effetti delle terapie psicoanalitiche sono rimasti o sono addirittura aumentati, il che fa pensare che queste terapie ristrutturino la personalità in modo duraturo, e non aiutino semplicemente le persone a controllare i loro stati d’animo.”
[Per la lettura integrale dell’articolo è sufficiente cliccare qui: “La rivincita di Freud”. Per acquistare la rivista cliccare qui: “La rivincita della psicoanalisi”]

[1] Jacques Lacan, “La direzione della cura e i principi del suo potere” (in Scritti), 2002, p. 623-624
[2] Oliver Burkeman, “La rivincita di Freud”, The Guardian (Regno Unito), gennaio 2016, Internazionale 29 gennaio/4 febbraio 2016 numero 1138, p. 36-43