Mio figlio si succhia il pollice. La suzione e la ricerca del piacere nel lattante

Bimbo si succhia il polliceÈ facile osservare nelle culle i bambini che si ciucciano il pollice alla ricerca di un piacere, piacere che hanno conosciuto fin dalla loro prima poppata. In questo caso l’atto della suzione ha una finalità nutritiva, il bambino attraverso il seno materno assume il nutrimento di cui ha bisogno per sopravvivere, ma, in questo atto, c’è qualche cosa che va al di là del soddisfacimento di un bisogno, c’è anche qualcosa che attiene alla dimensione del piacere. Notiamo infatti che “l’azione del bambino che ciuccia è determinata dalla ricerca di un piacere già provato e ora ricordato. Succhiando ritmicamente una parte della pelle o di una mucosa, egli trova, nel caso più semplice, il soddisfacimento.”[1].

Vediamo quindi emergere fin dai primissimi giorni di vita del bambino una complessa relazione di questi con il cibo che risulta investito libidicamente.

Cibo e rapporto con l’Altro

Strutturalmente possiamo altresì osservare che per il neonato il rapporto con il cibo coincide con il rapporto con l’Altro, senza l’Altro che lo nutre, il bambino muore. René A. Spitz, psicoanalista, durante la sua pratica clinica ha rivolto il suo interesse allo studio delle funzioni dell’Io che consentono al bambino di acquisire la consapevolezza dell’esistenza dell’Altro materno, ha approfondito la nascita e l’instaurarsi della relazione fra la madre e il bambino, che chiama anche “rapporto oggettuale”. Lo psicoanalista ci ha mostrato che questo rapporto con l’Altro è così radicale e impossibile da omettere che, anche laddove il bambino riceva nutrimento a sufficienza, ma non sia preso dentro un rapporto, particolareggiato, con l’Altro, questi si lasci morire. A ben guardare, laddove manca la relazione con l’Altro, con l’amore dell’Altro, l’uomo riesce ad andare contro il più primitivo degli istinti, quello di sopravvivenza.

L’incontro con l’amore

L’incontro con il cibo è l’incontro con il dono d’amore dell’Altro in quanto non è solo l’incontro con un oggetto (cibo) che soddisfa un bisogno (fame), ma è l’incontro con un Altro dell’amore che non si interessa solamente di soddisfare il suo bisogno di nutrimento, ma che lo riconosce come soggetto particolare. Notiamo questo anche dalla semplice osservazione di una mamma che allattando al seno il proprio bambino gli parla e introduce, così facendo, qualcosa che attiene al campo del simbolico.

[1] Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), 1989, p. 491