In Treatment: stralci di psicoanalisi sul piccolo schermo

In Treatment è una serie televisiva il cui protagonista, nella versione americana, è lo psicoterapeuta Paul Weston. Questa serie è stata trasmessa in prima visione negli Stati Uniti da HBO dal 2008 al 2010 ed è articolata su cinque sedute settimanali dove, dal lunedì al giovedì il protagonista incontra diverse tipologie di pazienti, in sedute individuali e di coppia, mentre il venerdì vi è l’incontro di supervisione che lo psicoterapeuta compie con una collega di maggiore esperienza e con la quale si confronta circa i casi che sta seguendo. Le storie del dott. Paul Weston giungono in Italia nel 2011. Il successo della serie è tale che ne è stata creata una versione italiana il cui protagonista dott. Giovanni Mari è interpretato da Sergio Castellitto.

Premessa alla visione di In Treatment

Per poter meglio apprezzare e comprendere il valore divulgativo di questa serie televisiva è fondamentale tenere costantemente a mente, a mio parere, che ci troviamo dinnanzi ad una fiction, quindi con tutte le debite riserve del caso. Guardando le diverse puntate – mi riferisco prevalentemente alla serie americana, anche se quella italiana non sembra discostarsene molto – è possibile osservare come alcuni tratti siano molto romanzati ed accentuati al fine di rendere piacevole la serie e quindi accattivante agli occhi di un pubblico di non addetti ai lavori. In alcuni tratti è possibile riscontrare una buona aderenza alla realtà clinica, ma ci troviamo sempre dinnanzi ad un televisore a guardare una serie. Altra cosa è trovarsi nella stanza d’analisi con il proprio terapeuta. Un esempio su tutti: le risposte del terapeuta dinnanzi alla dinamica che si viene a creare fra lui e Laura. È plausibile che si sviluppi verso il terapeuta un transfert intenso, un affetto particolarmente accentuato, ma con questo sentimento il terapeuta non colluderà, ovvero non lo asseconderà come accade in In Treatment. Nella realtà della pratica clinica il professionista lavorerà con la paziente attorno a questo particolare legame per comprenderlo meglio (è ovviamente riduttiva e generalistica questa affermazione, in quanto dipende da paziente a paziente ciò che il terapeuta farà, ma ciò che mi preme evidenziare è il fatto che quanto accade verrà usato per fini terapeutici, per aiutare il soggetto, non per un vantaggio personale del terapeuta). Il lato negativo di questo prodotto televisivo, a mio avviso, risiede nel fatto che il terapeuta compie molti, troppi atti, in violazione del Codice Deontologico. I lati positivi che mi preme evidenziare sono essenzialmente tre:

Rivolgersi allo psicologo, allo psicoterapeuta, allo psicoanalista, non significa essere matti

In Treatment, da questo punto di vista, ritengo ben evidenzi come i soggetti che si rivolgono al professionista siano facilmente sovrapponibili a tante persone che incontriamo nella nostra quotidianità. Probabilmente, incrociandoli per strada non ci verrebbe neanche in mente che possano andare in terapia una volta alla settimana. Ascoltando le loro storie nessuno li identificherebbe come “matti” eppure loro incontrano un professionista della salute mentale.
Anche sul termine “matti” dovremmo intenderci prima di utilizzarlo. Jacques Lacan, psicoanalista francese, dice apertamente che “ognuno delira a modo suo”, pertanto anche i cosiddetti “matti” nella loro bizzarria – rispetto allo “standard” dei comportamenti che osserviamo quotidianamente fre i nostri amici e conoscenti – hanno una loro logica e un loro senso.
Risulta quindi maggiormente comprensibile, e auspicabile, come una persona possa rivolgersi allo psicologo, allo psicoterapeuta, allo psicoanalista (per conoscere ora le differenze fra le varie professionalità consultare qui) non solamente quando è arrivata al fatidico “non ce la faccio più” o peggio “lo psicologo è proprio l’ultima spiaggia”, ma con maggiore anticipo al fine di prendersi cura della propria salute, benessere e crescita personale. Così come riusciamo a prenderci cura del nostro fisico andando in palestra, allo stesso modo potremmo prenderci cura con maggiore attenzione anche del nostro benessere psicologico, senza aspettare che il malessere, l’ansia, lo stress, la depressione, …, crescano fino ad arrivare ad uno stato francamente invalidante.

Alimentare la curiosità

Questa serie televisiva credo possa “svelare”, con le riserve di cui sopra, cosa può accadere nella stanza d’analisi. Ogni soggetto è assolutamente unico, ma poter entrare, anche se solo virtualmente, in questo luogo credo possa aiutare ad averne meno paura, a meglio comprendere cosa potrebbe avvenire, come funziona questo dispositivo, cosa aspettarci, …. Ad esempio sarà possibile osservare come, per occuparsi delle proprie questioni, sia necessario del tempo e che non possiamo pretendere risultati duraturi in breve tempo, a fronte di disagi di lungo corso, ma soprattutto, che è necessario un lavoro attivo da parte del paziente, in quanto il professionista non può sostituirsi al soggetto e lavorare al posto suo. Si lavora insieme, ciascuno a partire dalla propria posizione, nel rispetto della persona che abbiamo di fronte, senza giudizio, ma con accoglienza e ascolto. Il professionista non si sostituirà al soggetto nella presa di decisione, potrà aiutarlo ad esplorare le sue scelte e a costruirle, ma non le prenderà al suo posto. La responsabilità resta nelle mani del paziente, su questo punto non si può delegare. Il lavoro in seduta può condurre ad importanti cambiamenti e ciò può avvenire solamente in funzione di quanto il paziente riesce a mettersi in gioco nei vari aspetti della sua vita. Se adesso è troppo presto e faticoso giocarsi in un determinato ambito, verrà rispettata questa decisione e si lavorerà su altro affinché i tempi divengano maturi. Non vi è un protocollo standardizzato. La cura analitica è un lavoro uno per uno, seduta per seduta.

Approccio psicoanalitico: in senso lato

Lo psicoterapeuta Paul Weston, ma anche Giovanni Mari, ha un evidente approccio di tipo psicodinamico, ma su questo punto è importante sottolineare come, nonostante questo, risulti assente quella che è stata la più grande innovazione freudiana, ovvero il lettino dello psicoanalista. Questo dispositivo, come evidenziato dallo stesso Freud permette al paziente – nel caso specifico si riferisce alla paziente Anna O. – di esprimere il proprio mondo interiore attraverso la parola che, in questo contesto, acquista nuovo valore e nuovo peso. Questa brillante assenza, e lo stesso non trovarci dinnanzi ad una situazione reale, ma ad un copione recitato, non consente di incontrare in modo autentico l’inconscio e le sue formazioni (lapsus, sogni, motti di spirito,…). L’utilizzo del lettino, che può intervenire in un secondo momento del lavoro analitico consente all’analizzante – il nome con il quale Jacques Lacan chiama il paziente, per evidenziarne il ruolo attivo e non passivo nel processo analitico – non avendo nessuno davanti a lui, non incrociando lo sguardo dell’analista, di ascoltarsi in modo nuovo. Senza un interlocutore che con frequenza annuisce o pone domande al soggetto si viene a creare un posto vuoto che consente all’analizzante di ascoltare le proprie parole come se fossero quelle di un altro. Questo nuovo ascolto può consentirgli di fermarsi su alcuni punti o parole, che risultano per lui nuove, strane, particolari, …, che lo interrogano e lo spingono ad andare sempre oltre. La psicoanalisi è un’esperienza e, per questo motivo, diventa anche molto difficile poterla mettere in scena sul grande o piccolo schermo. È possibile alimentare il desiderio verso di essa, ma per saperne qualcosa in più, il modo migliore, è farne esperienza diretta.

Nel complesso ritengo che In Treatment ritengo sia un esperimento splendido, ambizioso, significativamente aderente alla realtà, in alcuni aspetti, che mostra come non vi sia nulla di male a rivolgersi ad uno psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista e che entrare nel loro studio non significa non avercela fatta, ma aver fatto un primo passo nella direzione del prendersi cura di se stessi in modo nuovo.

Se volete visionare il trailer della serie, basta cliccare sul video qui sotto.


*L’immagine di copertina è tratta dal sito ufficiale della serie televisiva