Incontrare uno psicologo?! o uno psicoterapeuta?! E perché no?

Psicologo e paziente che insieme compongono un puzzle

“Lo psicologo cura i matti. Io non sono matto! Non ho bisogno di uno psicologo!”

Vero…ma in parte.

Chi è lo psicologo psicoterapeuta?

Lo psicologo psicoterapeuta è un professionista della salute mentale che lavora, insieme al paziente, impegnato in prima persona, per migliorare il suo benessere e per un percorso di crescita personale, non solamente per curare una patologia.
Cosa sia patologico e cosa non lo sia non si può, come professionisti, avere la presunzione di dirlo a priori.
Proviamo a fare un esempio: ciò che visto dall’esterno appare come palesemente patologico (es. tossicomania, anoressia…) se visto dall’interno, senza pregiudizi, si configura invece per il soggetto come una soluzione, una stampella, per far fronte a delle difficoltà per lui non altrimenti affrontabili.

Cosa fa lo psicologo psicoterapeuta?

Lo psicologo psicoterapeuta non ha il compito o la pretesa di giudicare le scelte di un altro soggetto, ma si pone al fianco del suo paziente come sostegno e contenitore di ansie, angosce e rabbia, nel momento in cui questi si confronta con il prezzo che paga per il mantenimento di questa soluzione e inizia, cautamente e con fatica, a interrogarsi su questa – ormai diventata troppo onerosa – e a cercarne una nuova più funzionale.

In psicoanalisi il sintomo non è visto come il nemico da combattere e annientare, ma è rispettato, accolto, ascoltato e interrogato in quanto dotato di senso, in quanto si configura come una costruzione soggettiva con una sua funzionalità.
Non è lo psicologo psicoterapeuta che cura. È il soggetto che, mediante lo psicologo e gli strumenti che viene aiutato a conoscere e ad utilizzare, si cura. È il paziente in prima persona che si interroga, anche al di fuori delle sedute, sulle questioni che gli creano disagio e si adopera per il suo stesso benessere.

Non serve essere matti per incontrare uno psicologo psicoterapeuta

Da questo punto di osservazione è più facile comprendere come ciascuno di noi possa recarsi da uno psicologo per una consultazione senza essere necessariamente “matto”, ma semplicemente perché vive un momento di difficoltà legata, ad esempio, alla conflittualità con il partner o con i figli, ad un importante cambiamento nella vita lavorativa, alla perdita di una persona cara, oppure semplicemente per iniziare un percorso di crescita personale volto a conoscersi meglio.

Ciascuno di noi incontra nella sua vita momenti di particolare crisi o afflizione provando dei sentimenti che possono essere messi in parola e quindi incontrati, elaborati e attraversati grazie allo strumento che è lo spazio della seduta psicologica.

Al centro del lavoro vi è il soggetto e il suo desiderio. Lo psicologo è solo uno strumento al servizio di un desiderio, di un soggetto alla ricerca del suo benessere, di ciò che lui – e non lo psicologo o chiunque altro – ritiene essere ciò che lo fa star bene, assumendosi in prima persona la responsabilità delle sue scelte (anche di quelle inconsce che gli creano malessere fino al punto di non riuscire più a sostenerne il prezzo).

Lo stesso Freud sottolineava come lui stesso non potesse aiutare il suo paziente se non fosse questi per primo a voler muovere un passo in una nuova direzione.

Domanda

La domanda, a questo punto, potrebbe quindi essere: “E se provassi sul serio ad incontrare qualcuno che quando parlo mi ascolta davvero e non mi giudica?”