La psicologia clinico-dinamica dello sport

Con la dicitura “psicologia clinico-dinamica dello sport” si fa riferimento non alla psicologia dello sport in senso stretto – intesa come strumento per aumentare la motivazione degli atleti, gestione dell’arousal e dell’emotività pre-gara – ma ad una possibile applicazione della psicologia clinica allo sport nella direzione di un’osservazione, con strumenti clinici, di quanto avviene in questo particolare setting.

Che cos’è, nella pratica, la psicologia clinico-dinamica dello sport?

La psicologia clinico-dinamica dello sport comprende lo studio scientifico e le applicazioni della psicologia in merito alla diagnosi, prevenzione ed intervento nelle problematiche psicologiche e relazionali individuali, famigliari e gruppali, compresa la gestione di molte forme di psicopatologia. Utilizza il rapporto interpersonale come strumento di conoscenza.

Poter, ad esempio, esaminare determinati comportamenti che avvengo in maniera naturale durante l’attività sportiva e rileggerli in chiave psicodinamica, come difese prevalenti che vengono messe in atto dal soggetto, può essere interessante per accedere al funzionamento di quella persona con un approccio “indiretto”, come se fosse un’osservazione dietro uno specchio.

Quali sono gli strumenti fondamentali?

Tra i fondamenti della psicologia clinico-dinamica validi sia per una coppia analitica classica sia per la coppia psicologo/psicoterapeuta-atleta possiamo considerare il colloquio, l’agito psicofisico durante l’attività sportiva e la sua osservazione clinica, il transfert, l’alleanza terapeutica, il controtransfert e il setting. Il campo clinico e quello clinico-sportivo hanno in comune alcune tecniche di rilevazione e di esplorazione clinica (domande, osservazioni, confronti), alcune tecniche di supporto (sostegno, suggestione, persuasione) e d’intervento (chiarificazione e interpretazione – sia tecnica che non – e costruzione – sia di strategie tecniche sia di strategie per la gestione emotiva e comportamentale).